Bevilacqua sull’inappropriato uso dei suoli

L’inappropriata utilizzazione dei suoli, il mancato controllo del territorio, la superficiale regimentazione delle acque, costituiscono ciò che gli esperti del settore chiamano  dissesto idrogeologico.
Un  problema, osserva il Sen. Francesco Bevilacqua, di non poca rilevanza nel vibonese, soprattutto dopo gli ingenti danni causati dall’alluvione del 2006 e i recenti smottamenti dei mesi scorsi.
E’ l’intero comune ad essere a rischio idrogeologico. Un rischio ormai diffuso in modo capillare ma che in alcune aree si è particolarmente accentuato.
Via Boccioni – continua il parlamentare vibonese - di cui una delle due carreggiate è rimasta transennata per anni a causa di cedimenti del terreno sottostante, senza  che  la precedente amministrazione programmasse alcun intervento,  rappresenta uno dei tanti, troppi, punti critici del nostro territorio.  Stesso dicasi dell’area in cui ha sede il Conservatorio musicale di viale Affaccio che sta cedendo a causa  di progressive crepe lungo il retrostante muro di contenimento. Pare addirittura che una perizia geologica del 2009, nella quale veniva  evidenziata la gravità della situazione sia rimasta chiusa negli uffici comunali, mentre i ragazzi hanno seguitato a frequentare le lezioni. La situazione di località Buffetta – rileva ancora l’esponente del Pdl ¬- nel quartiere Cancello Rosso, a ridosso del tracciato della strada della Madonnella (arteria che dovrà collegare viale della Pace alla provinciale per Triparni), è stata segnalata più volte alla Giunta Sammarco senza che si provvedesse ad effettuare interventi di messa in sicurezza dei luoghi interessati. Che fine ha   fatto il progetto preliminare approvato in precedenza dal Comune, il cui importo ammontava a 3 milioni e mezzo di euro? E’ questa la domanda che Bevilacqua pone ai precedenti amministratori comunali.  E’  sicuramente considerevole che la minoranza comunale di centro-sinistra sollevi in Consiglio le  questioni di pericolosità del territorio ma certamente non va dimenticato che quella stessa minoranza ha amministrato per cinque anni la città senza predisporre alcun intervento di messa in sicurezza  delle numerose aree a rischio idrogeologico.  Criticità e rischi esponenziali  enormi sono stati rilevati anche sul costone che si affaccia sulla frazione Longobardi e in alcune zone delle frazioni marine colpite dall’alluvione del 2006. La mappa delle vie in pericolo aumenta di ora in ora – denuncia il rappresentante di Palazzo Madama.  E se ad essere determinanti sono i fattori naturali tra cui la conformazione geomorfologica del suolo che predispone il territorio a frane, smottamenti ed esondazioni,  non va certamente  trascurata l’azione dell’uomo e le continue modifiche del suolo che hanno incrementato la possibilità di accadimento dei fenomeni, intensificando la presenza di  eventi che se prima  erano  solo probabili adesso si manifestano con frequenza e a volte con effetti catastrofici.
Un altro dei tratti più vulnerabili  del comune di Vibo è sicuramente quello compreso tra la SS 18, che dal centro, via  Longobardi,  si ricongiunge con la statale 522 che attraversa le zone marine.  Percorrendo quei 10 km di strada – aggiunge Bevilacqua - si ha la sensazione di districarsi in un percorso ad ostacoli, in cui frane e smottamenti sono all’ordine del giorno. I limitati interventi di recupero del periodo successivo all’alluvione del 2006 solo in minima parte hanno arginato la situazione di pericolo che ad ogni acquazzone si ripresenta in tutta la sua drammaticità.
 Tutte situazioni davvero al limite, che per Bevilacqua, vanno affrontate innanzitutto partendo dal rispetto per l’ambiente e da una progettazione che tenga conto della conformazione del territorio. La Regione Calabria, la giunta D’Agostino e perché no, anche l’amministrazione provinciale facciano la loro parte.

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